Category Archives: Sessualità femminile

The sex life of women surviving breast cancer

ABSTRACT

The diagnosis of breast cancer elicits diverse emotional responses in patients and partners. Surviving cancer
has raised new needs and caretakers must understand the medical and psychological latent effects of
oncology therapy. Improving patients’ well-being is crucial as 19 million survivors are expected in the
next decade in the United States alone.

In general, sexuality contributes to one’s well-being but when it is
disrupted by the occurrence of cancer, women withdraw emotionally, no longer feel desirable due to
esthetic damage, and become overwhelmed by the thought of sex. Alopecia and mastectomy elicit feelings
of unattractiveness affecting even some women with nipple sparing mastectomy. Couples who share
the psychological distress of experiencing cancer should be logically included in survivorship interventions.
Hence, any support offered to the couple improves their ability to cope significantly. Treatments
causing premature ovarian failure as well as adjuvant endocrine treatments deepen the effects of hypoestrogenism
on the genital modifications of arousal. Sexual rehabilitation with vaginal dilators and sensate
focus exercises help to lessen pain, and reduce the couple’s anxiety toward sex.

In conclusion, caregivers
must realize that surviving women are often reluctant to voice their needs, thus, efficient interventions
must be available to everyone.

I soldi mandano l’acqua all’insù

Meno di dieci anni fa, in effetti era solo il 1998, è entrato in commercio il primo farmaco orale per la disfunzione erettile. Questo semplice fatto ha avuto effetti dirompenti in campo sessuologico, anche se i farmaci erettogeni per via intracavernosa e le protesi peniene erano in uso dagli anni 80. E` difficile dire come mai le protesi orali abbiano avuto tanto successo: forse perché la facile via di somministrazione e la quasi totale assenza di effetti collaterali hanno fatto intravedere un uso ludico di queste medicine; o forse perché la loro commercializzazione e` stata accompagnata da una serie infinita di dibattiti e da una vasta campagna pubblicitaria che si è estesa ben oltre i limiti della comunità medica ed ha portato l’attenzione del pubblico sui problemi della sessualità maschile.

Il fenomeno si ripete ciclicamente da quando sono state acquisite le PDE5, i farmaci erettogeni attualmente più efficaci. Addirittura, sia la stampa che la televisione hanno passato informazioni che ne suggerivano un uso ad libitum per migliorare le prestazioni a beneficio degli uomini ma anche per diventare migliori amanti per le donne. Il fatto che a breve siano state sintetizzate nuove molecole consorelle è stata un’ulteriore occasione per parlare di sessualità, grazie alle case farmaceutiche che hanno fatto la loro legittima parte per promuovere i prodotti. La pubblicità è l’anima del commercio ed un buon giro d’affari è quello che serve per ripagare gli investimenti e creare la base di ulteriori sviluppi.

Investimento e sviluppo in Medicina significano studio e ricerca, da cui progresso: una catena di eventi che non può andare avanti se non c’è un profitto che consenta di pagare i conti. Così è solo logico che l’industria abbia cercato di assicurarsi un mercato, promuovendo la consapevolezza del problema e di una sua possibile cura. Non può certo essere accusata di aver creato un bisogno effimero! Anzi grazie ad interventi di questo tipo, il carosello pubblicitario sui rimedi per l’impotenza ha “incoraggiato a curarsi”. Se si svolge questo concetto come se fosse un tema di scuola, saltano fuori tante e complesse cose: per esempio che la disfunzione esiste e che è abbastanza diffusa, anche se la mancanza di manifestazioni esteriori non consente una stima precisa.

Del resto non tutti chiedono di essere curati ed è importante capire che pazienti diversi possono vivere in maniera molto diversa una patologia. Pensiamo alla menopausa, che è solo un evento fisiologico con qualche noioso effetto collaterale. L’esperienza clinica ci dice che i problemi postmenopausali sono percepiti, sopportati ed accettati in modo diverso a seconda delle aspettative. Lo stesso vale per le disfunzioni sessuali che possono essere accettate, oppure percepite come un problema pesantissimo. Si può speculare che i motivi per rifiutare il trattamento medico in qualche caso possano essere condivisibili, ma anche che ignoranza, paura e vergogna esistano ancora nella nostra civilissima Toscana; così, per qualche paziente sentir parlare pubblicamente delle disfunzione e di una possibile cura può essere forse l’unico stimolo per aprirsi.

In questi tempi un pò beceri, la sessualità rimane l’area più intima della vita e per chi è più sensibile, il pudore impedisce di parlarne con facilità. Per questi pazienti tutte le informazioni divulgate sono un aiuto prezioso ed il taglio discorsivo usato nella pubblicità è quello giusto per promuovere un atteggiamento mentale aperto a nuove soluzioni. Ho scelto un titolo provocatorio per sottolineare il concetto che proprio la massiccia campagna pubblicitaria sulle protesi orali ha fatto parlare di sesso e dei suoi problemi (specie di quelli ad etiologia organica) ed ha risvegliato l’interesse di chi può avere bisogno della riabilitazione. Penso alle persone di mezz’età, agli operati ed ai malati cronici.

I tre criteri si adattano agli operati per tumore prostatico: la malattia colpisce adulti sopra i 50 anni; la chirurgia altera la capacità sessuale; il cancro è percepito come una malattia cronica anche quando si ottiene l’ablazione del singolo nodulo, perchè richiede continui controlli. Questi pazienti sono ad altissimo rischio di perdere la loro capacità erettile per una serie di motivi che, in estrema sintesi, possono essere ricondotti ad una sofferenza ischemica dei tessuti penieni. Una terapia con farmaci erettogeni può limitare i danni dell’intervento, ma solo a patto che la terapia sia intrapresa precocemente. Gli ammalati, come tutti quelli affetti da una patologia potenzialmente mortale, non hanno voglia di pensare al sesso e proprio non se la sentono di fare una cura anche per questo. Ma lo devono fare, devono cioè mandare l’acqua all’insù.

In questo senso trovo che la campagna pubblicitaria per il Sildenafil & C. abbia notevolmente contribuito a forzare una scelta terapeutica necessaria che comporta un impegno pesante per la coppia colpita ma che è la sola realistica. Certo, gli schemi di posologia sono ancora sperimentali ed i risultati modesti: ciò ci rende difficile comunicare ottimismo e tenere i pazienti impegnati in trattamenti lunghi e complicati. Ma è la miglior risorsa che abbiamo e dobbiamo essere solo grati a chi, non solo ha fornito le medicine, ma è riuscito a far arrivare il messaggio alla popolazione. Che il problema debba essere affrontato su larga scala è innegabile: secondo la letteratura, i pazienti intervistati da 1 a 6 anni dopo la prostatectomia radicale ammettevano che l’impotenza era la loro maggiore difficoltà ed il loro maggior cruccio, senza paragone rispetto alla preoccupazione per la ripresa della malattia.

Negli Stati Uniti un personaggio politico di spicco ha raccontato in pubblico i suoi problemi dopo la prostatectomia, aiutando molti ad accettare la DE ed a parlarne apertamente. Sfortunatamente l’etiologia del disturbo rende difficile trovare una cura efficace: anche le PDE5 richiedono tanto tempo prima di dare qualche risultato apprezzabile ed in questo frattempo molti decidono di gettare la spugna. A seconda delle statistiche, circa il 20% di pazienti riacquista una capacità sessuale, sia spontaneamente che con l’uso di farmaci, mentre l`80% rimane disfunzionale; tra di loro circa il 60% sviluppa un notevole disagio, mentre i rimanenti se ne fanno una ragione e recuperano uno stato d’animo più sereno. L’accettazione dipende dall’età e dalla relazione di coppia, ma il percorso non è sempre chiaro, tanto da ricordarci come la risposta ad un problema sessuale sia unica ed individuale.

I pazienti trattati con successo con terapia chirurgica ablativa per un’unica localizzazione possono avere una sopravvivenza media senza ripresa della malattia pari o superiore ai 15 anni; ciò rende importante migliorare la vita che li aspetta. Nel 1946 l`OMS ha definito la salute come “uno stato di benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente un’assenza di malattia”: tanto ci obbliga a considerare tutti gli aspetti che contribuiscono alla qualità della vita. Non è difficile capire come la DE sia un problema che mina l’autostima ed il tono dell’umore del paziente, anche quando poterla imputare ad una malattia organica allevia il senso di colpa. Continuare la riabilitazione farmacologica per molti mesi senza scoraggiarsi richiede determinazione ed il sostegno incondizionato della compagna.

Per questo noi riteniamo indispensabile parlare del problema erettile con la coppia ed offriamo il supporto della terapia sessuale comportamentale. La seduta terapeutica è il momento ideale non solo per accogliere il disagio della disfunzione ma anche per stimolare la comunicazione tra i partner e lavorare perché l’evento tumore (con l’aspettativa di morte ed i reliquati organici) non li riduca al silenzio, minando la loro intimità sentimentale e sessuale. Inoltre, beneficiare di interventi mansionali aiuta la coppia a ritrovare la sua potenzialità: così il recupero della dimensione erotica consente di fare il miglior uso delle protesi farmacologiche.

Anna Ghizzani,

SESSUOLOGIANews, 2005

Stanotte no, caro, ho mal di testa

La scusa più gettonata dell’harem trova un suo corrispondente preciso, nei modi e nelle intenzioni, tra i frequentatori degli esclusivi club maschili. Infatti, se le signore qualche volta desiderano evitare il rapporto senza opporre un netto rifiuto, anche i cavalieri possono non essere sempre limpidi. Quando l’avventura galante si prolunga oltre il previsto e le attenzioni diventano insistenti un flebile: “Cara devo proprio andare…ho un mal di testa tremendo!” permette una fuga onorevole. Come dire che si rende pan per focaccia; ma come mai il mal di testa è e rimane una scusa così credibile anche in relazione agli incontri amorosi?

In realtà i vari tipi di cefalea ed emicrania sono davvero comuni e frequenti, così come comuni e frequenti sono quelli scatenati da stati di tensione psichica o derivanti da una eccessiva attività fisica. A loro fa riferimento la letteratura anglosassone con il nome di exertional headaches. Per definizione hanno un’insorgenza esplosiva durante un esercizio fisico o l’attività sessuale. Non si conosce per certo il meccanismo fisiologico che li induce ma si sa che un aumento della pressione intracranica può esserne la causa; a sua volta l’aumento rapido della pressione intratoracia (come nell’esercizio fisico) diminuisce in via transitoria la pressione nell’atrio destro ed il ritorno venoso cerebrale; da ciò può verosimilmente originare una temporanea ipertensione intracranica e l’esplosione di una cefalea improvvisa. Il quadro clinico appena descritto ha natura benigna, si risolve spontaneamente senza reliquati e certamente interessa, magari con rare insorgenze sporadiche, un buon numero di persone. Infatti, se il banale mal di testa, la noxa patogena meno definibile, meno diagnosticabile e meno trattabile di tutta la patologia umana, è presa a scusa per sgabellare una situazione indesiderata da così tanta gente è presumibile che molti abbiano davvero una certa esperienza di questo problema.

Prima di rassicurare il nostro paziente noi dobbiamo poter escludere alcune gravi patologie che potrebbero essere le vere responsabili del problema. Dobbiamo indagare cause più o meno importanti come una sublussazione o un fatto flogistico a carico dell’articolazione temporomandibolare; una stenosi coronarica; una stenosi o uno spasmo carotideo; un episodio anginoso; o, infine, un sanguinamento subaracnoideo. Naturalmente sarà l’osservazione clinica e lo stato generale di salute del paziente a facilitare la nostra opera. Ci aiuterà anche sapere qual è la diffusione della patologia benigna e come si presenta di solito. Secondo J. Bancroft questa patologia, definita genericamente come cefalea coitale, colpisce più comunemente gli uomini e quando si presenta durante il rapporto interferisce con il piacere e blocca il raggiungimento dell’orgasmo; però è più frequente che compaia in concomitanza dell’orgasmo stesso.

Il primo tipo ha una sintomatologia dolorosa di tipo gravativo che interessa i due emisferi cerebrali e provoca spasmo dei muscoli del collo e della faccia. E’ paragonabile alla cefalea tensiva. Il secondo tipo si presenta con una crisi immediata, esplosiva di emicrania e come per l’emicrania gli episodi sono improvvisi ed imprevedibili. Di solito colpisce pazienti che già abbiano una storia di emicrania cronica. C’è un terzo tipo, raro, causato da un’emorragia subaracnoidea di minima intensità che avviene in concomitanza con l’attività sessuale, che si risolve spontaneamente e che potrebbe ripetersi. Tutto ciò che abbiamo appena descritto e che avviene in concomitanza del rapporto e dell’orgasmo riconosce dunque una base organica. Se ci spostiamo sul versante psicogeno, le cause immediate “qui ed ora” di un mal di testa, la cui reale insorgenza preceda il rapporto, si possono ritrovare nel desiderio di evitarlo e quindi nella tensione emotiva e nell’ansia che dover affrontare una cosa indesiderata possono provocare.

Tra le motivazioni più profonde è facile immaginare che una relazione, strutturata in modo che al suo interno non si possa serenamente rifiutare un rapporto, sia caratterizzata da tensione permanente, da una mancanza di serenità e da un dispiacere di fondo che provocano disagio, interferiscono con la spontanea insorgenza del desiderio e dell’interesse per il proprio partner sessuale. In campo esclusivamente femminile, una responsabilità pseudo organica del mal di testa che si manifesta a causa della possibile, paventata evenienza di un incontro erotico, può essere fatta risalire alla Disforia della Fase Luteale Tardiva o Late Luteal Phase Dysphoric Disorder (DSM III-R).

Molte donne presentano una varietà di sintomi fisici ed una carica emotiva alterata in concomitanza del ciclo mestruale. La sintomatologia inizia qualche giorno prima del ciclo e scompare entro pochi giorni dall’inizio delle mestruazioni. Le pazienti appaiono più irritabili del normale, un po’ depresse, meno energiche, accusano disturbi del sonno, alterazioni dell’appetito con preferenza per i carboidrati e mal di testa più frequenti e più violenti del solito. La disforia diventa una patologia vera e propria solo quando i sintomi sono così gravi da interferire con lo svolgimento delle normali attività e con le relazioni familiari e sociali. Da ricordare, però, che in casi così gravi, il problema non nasce isolato ma è di solito l’esacerbazione di un’altra patologia come la Depressione Maggiore, la Nevrosi d’Ansia o un Disturbo di Personalità.

Anna Ghizzani

SESSUOLOGIANews, 2002

La donna e il controllo della fertilità attraverso i secoli, 2007

donna_incinta_arnolfini-dipintoAspetti storico-sociali della fertilità

Uomini e donne di tutti i tempi hanno sempre desiderato di controllare la propria capacità riproduttiva, allo scopo presumibilmente di poter godere di una sessualità sganciata da tante preoccupazioni e responsabilità.

Dall’antichità giungono testimonianze in merito all’interesse dell’uomo verso le pratiche contraccettive: ne parlano il papiro di Petrie, scritto circa 4.000 anni fa, Sorano di Efeso in epoca appena più recente, due secoli dopo, e il Kamasutra, interessante manuale dell’amore del IV secolo d.C.

Segue…

Che cosa è la menopausa?

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La menopausa è un evento che segue il cambiamento della funzione ovarica e che interessa tutte le donne dopo i cinquant’ anni d’età. L’aspettativa media di vita all’inizio del 900 era di 50-60 anni mentre oggi è di 80 e più anni facendo si che una donna passi circa venti anni in menopausa; è imperativo che il ginecologo ne conosca gli effetti metabolici per rispondere ai bisogni di salute delle pazienti.

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