C’è qualcosa di nuovo, anzi d’antico oggi nel sole…

Nella città piccolo borghese a vocazione turistica in cui vivo è tempo d’antico: il piccolo supermercato in centro è diventato un’elegante Antica Pizzicheria, al posto di una rinomata merceria è in preparazione un’Antica Caffetteria… e via di seguito, tutto a beneficio del turista nordico in ciabatte e calzoncini. Ma tuffarsi nell’antico può anche non essere così avvilente, anzi! Un viaggio nella memoria alla riscoperta delle cose passate e, per noi medici dei vecchi rimedi, può farci imbattere in qualche chicca che non aspetta altro che essere ri-trovata e ri-valutata. E’ il caso dei famosi, consunti, famigerati “Kegel”.

Il dottor Kegel, ginecologo, ha inventato gli esercizi che prendono il suo nome una cinquantina di anni fa per aiutare le pazienti con incontinenza urinaria. Era quella un’epoca in cui la chirurgia non garantiva una soluzione e tanto meno esistevano le moderne tecniche di riabilitazione perineale. Kegel in un lavoro del 1952 sosteneva la necessità di recuperare il trofismo muscolare in queste pazienti, ma riteneva anche di doverle aiutare a sviluppare una consapevolezza del loro pavimento pelvico, visto che solo un terzo delle donne visitate da lui si dimostravano capaci di contrarre volontariamente questi muscoli.

I “Kegel” si basano su tre punti critici: l’apprendimento, cioè l’identificazione e l’attivazione volontaria dei muscoli del pavimento pelvico (PFM); la resistenza, cioè l’esercizio di contrazione che accorcia la fibra muscolare stimolando lo sviluppo di nuove cellule, di nuove terminazioni nervose e dell’apporto ematico; la ripetizione, cioè la frequenza, regolarità e durata del lavoro che ciascuna paziente può fare e che permette di mantenere nel tempo il risultato raggiunto. Kegel riporta una percentuale molto alta di risoluzione dell’incontinenza e l’ultimo suo successo è documentato in un lavoro uscito quest’anno su Obstetrics and Gynecology dove la riabilitazione comportamentale del perineo nelle donne anziane è stata giudicata la migliore scelta terapeutica perchè efficace e senza rischi. Non appena i Kegel diventarono popolari ci si rese conto che la gratificazione sessuale aumentava con il migliorare del tono del muscolo pubococcigeo.

La scoperta non è sorprendente più di tanto perché sappiamo che la sede anatomica dell’orgasmo è la muscolatura vaginale e che per la fisiologia l’orgasmo non è altro che una serie di contrazioni tonico-cloniche, di solito una decina ad intervalli di 8 secondi, prodotte nel terzo esterno della vagina, che prende appunto il nome di piattaforma orgasmica. Ecco dunque il valore dei Kegel: per noi che ci prendiamo cura di pazienti che hanno difficoltà a prendere consapevolezza del loro corpo è importante poter contare su uno strumento semplice, alla portata di ogni donna e che il terapeuta può modellare secondo il bisogno di ciascuna.

Anna Ghizzani

SESSUOLOGIANews, 2002